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 Guida pratica per il risparmiatore
Questa sezione si propone di fornire gli strumenti di base per ottimizzare il rapporto con il proprio istituto di credito.

- Apertura di un Conto Corrente.

- Servizi di pagamento, incasso e la chiusura del Conto Corrente

- Credito alle Imprese: il fido.

A cura di Davide Carboni

                        

 

 

DOMANDE FREQUENTI
Quali vantaggi presenta il rivolgersi al consulente indipendente?
I vantaggi sono molteplici.
Innanzitutto il consulente spiega nel dettaglio dove investire i risparmi mettendo in chiaro esattamente quali sono i rischi e i possibili rendimenti e inoltre nel caso di investimenti azionari, mette a disposizione del cliente una esperienza specifica, fatta di corsi specializzati nel campo delle analisi di mercato, che solitamente coloro che vendono prodotti finanziari non hanno nel loro curriculum.
Inoltre il cliente come già accennato non e' obbligato a cambiare banca : spesso quando ci si affida a nuovi soggetti per investire i propri risparmi si deve spostare i soldi presso l'istituto che questi soggetti rappresentano. Affidandosi al consulente indipendente questo non succede, proprio perchè egli lavora solamente per il cliente e non ha rapporti di dipendenza con banche e SIM. Solamente se il consulente ritiene che quella banca non possegga i requisiti necessari per determinati tipi di investimento puo consigliare il cambio di istituto, ma nella maggior parte dei casi il cliente potra' investire nei tempi e nei modi consigliati dal consulente tramite l'istituto bancario di cui e' cliente da sempre.
Allora il consulente mi fara' investire in borsa da solo e non mi fara' piu' affidare ai fondi comuni?
Non e' assolutamente vero. Il consulente puo' indicare anche fondi comuni come investimento , il vantaggio della consulenza finanziaria indipendente e' dato dalla mancanza di conflitti di interesse, difatti il consulente essendo indipendente da banche o sim sceglie tra le offerte che questi istituti propongono e sceglie quelli che ritiene gestiti al meglio e li consiglia al risparmiatore. In definitiva non guadagna di piu' a indicare un fondo invece di un altro e questo ottimizza la scelta.

Per quanto riguarda l'investimento in borsa specifico invece cosa cambia rispetto al rapporto con le figure tradizionali?
Nella esperienza di molte persone ci sara sicuramente quella di grandi perdite, fatte perche si e seguito voci 'sicure' che circolavano tra gli addetti ai lavori. Spesso poi, chi consiglia questi titoli in caso di perdite si difende dicendo che 'aveva ricevuto indicazioni sicure, che non ci si poteva aspettare crolli del genere ecc...
Le indicazioni del Testo Unico della Finanza, non sembrano rispettate al 100% poiche' gli investitori vengono allettati con promesse di rendimento eccezionali che poi si rivelano 'bufale'.
Chi e' seguito dal consulente indipendente invece viene avvertito subito del rischio che corre: a una analisi approfondita basata su dati di bilancio o tecnici viene associata una previsione, che puo' avere una affidabilita compresa tra il 70% e l'80%. A quel punto viene consigliato al cliente di porre anche uno stop-loss a protezione del proprio capitale per non incorrere in una perdita maggiore del 5-7%.
Il cliente in totale liberta, e non 'sollecitato' a investire in perfetto rispetto del Testo Unico della Finanza, potra' autonomamente decidere o meno se e' il caso di eseguire quella operazione.
Spiegare al cliente che non si devono accettare perdite superiori al 5-7% per ogni operazione e' cio' che permette di preservare i propri risparmi anche in caso di investimenti azionari: convincerlo a mantenere titoli che possono perdere anche il 99% del proprio valore, come e' successo in questi anni a molte persone porta solo alla distruzione del proprio patrimonio.
E' compito del consulente diffondere questa cultura finanziaria.

Riassumendo dove si pone il consulente nel rapporto tradizionale banche-clienti?
Il consulente si pone in posizione esterna: nel diagramma si nota come vi sia un rapporto spesso unidirezionale tra banche e risparmiatori per quanto riguarda gli investimenti: il promotore contatta il cliente, propone il prodotto e il cliente, giustamente, in buona fede, accetta cio' che gli viene proposto, a volte e' un buon investimento,a volte no.
Con l'avvento della figura del consulente finanziario si opera in bidirezionalita, cioe' il cliente stesso discute con banca e promotore i prodotti che ha scelto assieme al consulente.
I promotori non vedono di buon occhio la figura del consulente indipendente...come mai?
E' un errore. E la ragione e semplice.
Innanzitutto i promotori che rappresentano istituti validi saranno favoriti poiche' possono essere i clienti stessi, che in base alle scelte del consulente li contattano e quindi i promotori si risparmiano in parte anche il compito di contattare il cliente.
Sicuramente la figura del consulente può 'sostituire' il promotore nel cuore dell'investitore poichè il cliente seguito dal consulente può operare direttamente con l'istituto bancario senza doversi rivolgere necessariamente a un promotore. Chi però investe con banche che sono rappresentate sul proprio territorio solo da uffici di promotori, si rivolgerà a questi ultimi sapendo già come vuole investire i propri soldi. A questo proposito va ricordato che specialmente nel caso di persone che vogliono investire da sole in borsa, le banche e i promotori non possono fornire un supporto adeguato proprio perche' svolgono una professione differente da quella del consulente che e' un analista.
A volte l'impiegato di banca o il promotore possono avere una grande esperienza e riescono a supportare l'investitore, ma spesso dietro alle richieste del cliente si trovano in difficolta' e consigliano titoli in base a notizie, analisi frettolose ecc... Questo cosa ha portato in questi anni? Molta gente si e' trovata in portafoglio titoli con il 90% di perdita, e banche e promotori che pur svolgono un buon lavoro e che vendono prodotti finanziari validi hanno perso credibilita'. Viceversa se e' il consulente che suggerisce al risparmiatore le operazioni se ne prendera la responsabilita'... quindi:
1)Per i risparmiatori la figura del consulente e' una grande innovazione poiche' finalmente possono rivolgersi a qualcuno che lavora solo per loro, poiche' sono loro che stessi che lo pagano per fare il suo mestiere.
2)Per banche e promotori la figura del consulente e' un vantaggio poiche' possono occuparsi di tutti gli aspetti tecnici, legali e pratici nella realizzazione degli investimenti che il Testo Unico della Finanza attribuisce loro.
In definitiva e' una evoluzione in senso positivo del sistema finanziario che deve essere accolta di buon grado da tutti coloro che hanno a cuore i soldi dei risparmiatori.
Si ma... come viene pagato il consulente?
Il consulente come gia' accennato viene pagato direttamente dal cliente e non dalla propria societa' (e questa e' una ulteriore garanzia per il risparmiatore)
Esistono diverse forme di remunerazione del consulente:
a) Parcella per prestazione singola
b) In percentuale in base al capitale del cliente
e in caso di investimenti azionari e' possibile anche fissare:
c) Remunerazione a performance
Nel caso b) il consulente viene pagato annualmente con una percentuale che puo' variare dallo 0,75% al 2% del capitale del cliente.
E' una formula molto vantaggiosa poiche' permette anche a piccoli risparmiatori di potersi recare da questa figura professionale.
Di fronte a una piccola spesa annua, si evita il rischio di incorrere in gravi perdite, ne sono testimonianza coloro che grazie a consulenti indipendenti si sono salvati dagli scandali Cirio e Parmalat, nonche' dalle obbligazioni argentine.

Il caso c) e' la massima espressione di garanzia per il risparmiatore che voglia investire una parte dei suoi risparmi in borsa:
il consulente puo' decidere di farsi pagare con una percentuale (compresa tra il 10 e il 20%) degli utili che il proprio cliente avra' grazie alle sue indicazioni. Nel caso di risultati negativi, il consulente non verra' pagato.
Anche per chi e' diffidente nei confronti di chiunque, appare chiaro con questo tipo di remunerazione, che si operera' obbligatoriamente per l'interesse del proprio cliente, proprio perche' se quest'ultimo non ottiene risultati, nemmeno il consulente avra' la sua parcella.
Chiaramente il cliente in perfetto rispetto del Testo Unico della Finanza, in merito alla sollecitazione del pubblico risparmio, dovra' autonomamente decidere se le occasioni di investimento segnalate dal consulente sono di suo interesse e in caso affermativo provvedera' a segnalarlo al consulente stesso.
Il consulente non dovra' in ogni caso eseguire personalmente le operazioni che il cliente decide di seguire: e' un reato.
Diffidare quindi di consulenti che si offrano di eseguire personalmente le operazioni.


 


E quale criterio devo seguire per scegliere un consulente rispetto a un altro?
Premesso che come in ciascuna categoria di professionisti e' possibile incontrare soggetti piu' o meno preparati, è meglio rivolgersi a consulenti che possano certificare risultati conseguiti nella loro professioneconsulenti aderenti o a un network(societa' di consulenza indipendenti) che fornisca loro un ampio bagaglio di informazioni e strumenti con i quali sviluppare al meglio la propria attivita.

 


NOTA:
Le domande raccolte in questa parte del sito non esauriscono l'enorme discussione in atto sul tema della consulenza finanziaria ma in ogni caso, cercano di tirare le somme nella maniera piu' oggettiva possibile, sulla figura del consulente.



 

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