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A cura di Davide Carboni

                        

 

 

IMPLICAZIONI PSICOLOGICHE E SOCIOLOGICHE DELL'INVESTIMENTO DEI PROPRI RISPARMI

a cura del Dott. Bruno Feroci

Vogliamo dedicare un approfondimento alle componenti esterne e interne che influenzano qualsiasi persona nel momento in cui si trova a dover investire i propri risparmi.
E cerchiamo di farlo usando un linguaggio semplice pur considerando importanti teorie che sono state sviluppate negli ultimi due secoli. I concetti espressi si riferiscono principalmente all'investimento azionario, ma sono applicabili anche a quello obbligazionario, e in generale a molti tipi di investimento:

 

1) La prima componente che andiamo ad analizzare e' di natura sociologica ed e' il condizionamento sociale che ciascun individuo riceve da vari fattori esterni.
Il sociologo Le Bon(1841-1931) affermava che la massa degli individui non e' orientata dalle coscienze individuali, ma bensi da fattori psichici inconsci ; ogni individuo, nella massa, perde la sua autonomia e finisce per contagiarsi a vicenda con gli altri individui azzerando praticamente la sua capacita' critica.
Lo studio di Le Bon era generale, ma e' perfettamente applicabile anche al campo degli investimenti poiche', molto spesso prima di investire, ciascuno di noi cerca conferme in altri, amici, a volte parenti per sentirsi dire che cio' che si fa e giusto.
Questa frequente consultazione e' quella che porta alla formazione di bolle speculative in tutti i settori di investimento, tutti si convincono a vicenda che acquistare e' giusto, anche se i prezzi sono gia' saliti molto e cosi' la tendenza rialzista e vertiginosa:
nel 1986 e nel 2000 lo abbiamo visto sul nostro mercato azionario, ma in seguito potremmo vederlo anche sul mercato immobiliare(a proposito del quale si sentono gli stessi discorsi che si sentivano riguardo alla borsa: l'investimento e' sicuro, il prezzo degli immobili puo' solo salire... vedremo se si diranno le stesse cose tra qualche tempo...).
Sempre applicando gli studi di Le Bon, si puo' quindi dire che e' l'illusione, ma non la ragione che domina il comportamento della massa degli investitori: l'illusione del grande e forte guadagno.
L'individuo perde la sua autonomia e anche i piu' dotati dal punto di vista intellettivo spesso si annullano nella massa: questo causa una situazione nella quale chi non e' propenso al rischio si trova a rischiare anche senza volere. Ad esempio nel 2000 in borsa si trovavano anche molte persone che non avrebbero mai voluto rischiare di perdere i risparmi di una vita: ma l'illusione del facile guadagno ha ipnotizzato chiunque e centinaia sono i casi di investitori che avevano un capitale inferiore a 100000 euro e con eta' superiore a 60 anni e che in questo momento vedono cancellati gli sforzi di una vita.
Certamente non possiamo dare colpa a questi persone, poiche' come faceva notare l'altro sociologo Gabriel Tarde(1843-1904) nella massa i comportamenti di ciascuno sono basati sull'imitazione degli altri e questa stessa imitazione , secondo lui avviene non in uno stato cosciente, ma bensi in uno stato quasi ipnotico. Il tutto avviene spesso dai ceti sociali piu poveri verso l'alto.
Chi si e' trovato in una qualsiasi banca qualche anno fa, sa benissimo che se entrava un personaggio benestante che affermava 'io acquisto queste azioni x', poco dopo persone di tutti i ceti sociali si precipitavano a comprare la stessa azione... perche' questo?
Il carisma di una persona ricca, spesso attribuito dal denaro che possiede, spinge tutti ad imitarlo convinti dal fatto che se quello e' ricco, vuol dire che sa il fatto suo. Poco importa se quella persona si e' arricchita in altri settori,se e' esperta di ben altre cose, ma non di investimento in borsa...se ha i soldi, sapra' sicuramente come investire... Ma l'imitazione, anche di persone ricche, e' sempre sbagliata: l'investitore deve essere cosciente di cio' che fa, del rischio che corre: cioe' deve essere autonomo.
L'auspicio e' che la folla si trasformi in 'pubblico', cioe' la trasformazione di cui parla Scipio Sighele (1868-1913) uno dei pionieri dello studio della psicologia collettiva. Il 'pubblico' a suo avviso, e' piu' evoluto rispetto alla folla, poiche' si informa, studia, si documenta, e evita di essere ipnotizzato. E' questa la trasformazione a cui deve tendere la massa degli investitori, non deve accettare passivamente i consigli, non deve farsi condizionare da euforia o paura di altri soggetti.

Ma qui entra in gioco la seconda componente:

2) La psicologia dell'investitore singolo
L'evoluzione della 'massa' in 'pubblico' e' ostacolata dalla psicologia del singolo investitore.
Su questo argomento la bibliografia e' piu' ampia: prendiamo come riferimento principale W.D.Gann(1878-1955) probabilmente il piu' grande trader mai visto a Wall Street, che ha scritto vari testi nei quali ha affrontato questo problema.
Egli fa notare come ciascun investitore commetta una serie di errori, derivanti dalla propria debolezza psicologica, o dalla troppa fiducia in se stesso.
Gli errori principali che lui elenca sono:
1)Si investe seguendo i consigli 'interessati' dei broker
2)Non si seguono regole fisse
3)Non si fissa un rischio prima di investire(cioe' quello che viene definito stop-loss, cioe' stop alle perdite)

A giudizio di Gann, esistono varie emozioni che ciascun investitore deve riuscire a dominare:
a)Speranza: non si puo' investire sperando che vada bene, si deve avere un progetto chiaro con rischio definito all'inizio
b)Timore del mercato e Paura: l'investitore non deve sentirsi superiore al mercato(sia azionario che obbligazionario) cioe' troppo sicuro, ma deve avere timore del mercato che contiene molte insidie. Allo stesso tempo pero' non deve nemmeno farsi prendere dal panico, poiche' le migliori occasioni di investimento potrebbero verificarsi nei momenti difficili (e questo concetto e' alla base anche di un altro famoso investitore di successo come Warren Buffett).
c)Avidita' e sicurezza in noi stessi : Sono i fattori piu' pericolosi. Non si accetta di perdere nemmeno una piccola cifra, non si ammette di aver sbagliato la propria scelta e in caso di investimenti errati si tende a non uscire con la perdita prefissata, convinti che poi si recuperera', mentre nel caso di investimenti positivi non si prende mai profitto nemmeno dopo un 100% di utile, poiche' si e' convinti che si potra' guadagnare il 200%, il 300% ecc.. e spesso poi si perde cio' che si era guadagnato.

Questi elementi sono ostacoli alla evoluzione della massa degli investitori, ma siamo convinti che le persone che hanno gia' vissuto perdite e che si riconoscono in queste descrizioni, sono in grado di evolversi verso lo stadio dell'investitore maturo, in grado di sapersi muovere in qualsiasi condizione esterna, e di sapersi isolare dalla pressione della massa.

 

 

Copyright 2007, Analisi Globale